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Secondo giorno di visite in baraccopoli: il buon Massimo (Dott. Fantoni) vuole mettere nero su bianco le storie di alcune donne che ci hanno veramente sconvolto. Per non dimenticare nomi di persone coraggiosissime che abbiamo il dovere di ricordare.

Visite domiciliari alle famiglie dello slum di Kware, insieme a Laban, operatore sociale e promotore di gruppi di supporto, particolarmente per malati di AIDS

Jacqueline, 38 anni, malata di AIDS. Il marito è fuggito appena lei ha saputo di essere infetta. Dopo un anno dall’abbandono le ha lasciato una lettera sotto la porta, dicendo che lui già sapeva di essere infetto ma aveva paura di rivelarlo. Tre figli intorno a 20 anni, ha promesso a loro quando erano piccoli che non sarebbe morta, ha iniziato a prendere le medicine e ci ha detto che la sua più grande felicità quando erano piccoli era riuscire a svegliarsi e avere un po’ di tè e di porridge da dare ai bimbi. Da una anno ha interrotto il suo lavoro di sostegno sociale in rete con Laban perché sta male, ma è desiderosa di ripenderlo. Poi si è messa a piangere. Baracca orribile, buia e angusta.

Myriam, 28 anni, malata di AIDS. Vedova, 6 figli. Cupa, triste. Dice che comunque vuole tirare avanti per crescere i bambini e mandarli a scuola. Piccoli commerci. Forse prende le medicine con regolarità. Baracca ancora più orribile, angusta e buia.

Christine, 28 anni, malata di AIDS, semi-allettata. Due figli, uno nato poche ore fa ed era lì, nella baracca orribile, buia e angusta.

Pamela. Circa 40 anni, vedova, malata di AIDS con evidente dispnea. 5 figli, la più grande con un bimbo di 1 anno. Solare e ottimista, desiderosa di prendere le medicine e di continuare il suo lavoro di sostegno sociale in rete con Laban. Baracca orribile, buia e angusta.

Emily, una quarantina di anni, malata di AIDS, vedova da pochi mesi, con 5 figli suoi e due orfani adottati. Allegria prorompente e contagiosa. Desiderosa di continuare il suo lavoro di sostegno sociale con Laban. Vive di piccoli commerci di pasticceria. Baracca orribile, buia e angusta.

Katrine malata di Hiv insieme con le due figlie di 16 e 13 anni, anche loro malate. La figlia più grande ha capito che la madre era malata dopo un incontro di formazione a scuola, ha chiesto di fare il test ed ora è inserita nella stessa terapia della madre. Vuole finire il liceo e andare all’università per diventare avvocato

Massimo

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3 Comments

  • Maporf ha detto:

    Caro Max,
    pare proprio che “purtroppo” il tempo non passi e che i luoghi per certe situazioni siano sempre gli stessi, ma quello che consola è leggerti sempre “tosto” e appassionato.
    Daje.
    M

  • Fabrizio Gioia ha detto:

    Deve essere una esperienza durissima…

    Siete veramente in gamba.

    Fabrizio

  • annaluffi ha detto:

    senza parole. giusto un avemaria ….
    baci