Skip to main content

3/01/2026

Oggi la sveglia per noi è suonata alle sei e mezza di mattina. Ci aspettava una giornata piena, in tutti i sensi. Piena di emozioni, fatiche, ma soprattutto piena di bambini.

Non sapevamo quanti bambini si sarebbero presentati, ognuno di noi provava ad immaginarselo, ma in ogni caso non era prevedibile con certezza. Alla fine i bambini erano quasi trecento.

Fatta un’abbondante colazione per caricare le energie, in seguito abbiamo svolto le consuete lodi mattutine e via a preparare le ultime cose per essere pronti. Pronti al grande giorno: le Olimpiadi della Savana, un evento ricorrente per la giacomogiacomo e già conosciuto da molti bambini del posto.

Una giornata di giochi, ben organizzata, seguita da un pasto sostanzioso.
I bambini provenivano da tre baraccopoli differenti vicine al compound. Una di queste era Bangla, i cui bambini sono stati portati da Peter, fedele autista della scuola!

Arrivati al compound i bambini sono stati registrati e prima c’è stato un momento di ban, iniziato grazie al famoso richiamo di “1,2 make a circle, 3, 4 a big circle, like a sufuria in the kitchen” conosciuto da tutti loro e, successivamente, sono stati divisi in squadre, ognuna delle quali “capitanata” da un animale della savana; c’erano varie stazioni di giochi da completare a rotazione e alla fine di tutti la squadra che aveva totalizzato il punteggio più alto vinceva, e quest’anno hanno vinto i Lions. I bambini più piccoli invece stavano nella postazione kindergarten dove hanno giocato con le bolle di sapone, i palloncini e le tempere colorate.

Brian e Patroba hanno guidato tutti i bambini durante la giornata, intrattenendo anche con della musica.
Assieme a tutti noi della giacomogiacomo anche i social workers e gli altri ragazzi della scuola, sempre volontari, hanno collaborato con noi per svolgere al meglio questa giornata.
Nel mentre che venivano svolti i giochi, una parte del gruppo di volontari, ha preparato il pranzo per tutti i bambini. Un grande lavoro, grazie al quale hanno ricevuto tutti un buon pasto.

Le emozioni della giornata sono state tante. Inizialmente sono stata presa da un’ansia da prestazione quasi – il non voler rischiare di deludere le aspettative di tutti questi bambini – perché questa giornata era interamente dedicata a loro. A farli divertire, svagare e farli sentire semplicemente bambini almeno per un giorno. La gioia nel vederli divertirsi così è tanta.

Allo stesso tempo è quasi impossibile non notare la loro stanchezza, la loro fame e anche la loro sete. Chiedersi “Come si sarebbero sentiti arrivati a casa e come sarebbero proseguite le loro giornate future? “
Per questo donarli delle ore di spensieratezza è stato importante e molto sentito.

Una bambina mi ha salutata e mi ha detto “see you tomorrow”, non sapevo cosa risponderle, avrei tanto voluto dirle che l’aspettavamo anche domani per giocare assieme, ma sapevo che purtroppo non sarebbe stato così.
La giornata si è conclusa nel tardo pomeriggio, verso le quattro, i bambini ci hanno salutato e sono tornati nel posto “che per loro è casa”; nel compound il rumore di risate e urli non è più presente.

Arriva il momento in cui possiamo riposarci, la stanchezza si sente tutta, il silenzio rimbomba nel compound, la sensazione di gioia rimane impagabile; quello che ci rimane sono i ricordi di bambini che corrono liberi e in pace per il prato.

DAY – EIGHT – ALESSANDRA

Lascia un commento