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Crescita economica in Kenya e realtà quotidiana: intervista a Peter

 

Nell’articolo del mese scorso abbiamo approfondito la peculiare divergenza tra la crescita economica del Kenya e la realtà vissuta dalle persone. Se ve lo foste perso, qui potete recuperarlo.

Analizzando i principali indicatori macroeconomici del Paese e affiancandoli alle storie raccolte in anni di attività sul campo, abbiamo cercato di restituire un quadro il più possibile fedele della situazione attuale in Kenya. Tra i vari contributi citati, avevamo menzionato anche il coinvolgimento di un nostro collaboratore di Ongata Rongai: Peter, al quale vogliamo lasciare maggiore spazio in questo nuovo articolo.

Di seguito riportiamo l’intervista integrale che gli abbiamo proposto, così da permettervi di cogliere direttamente e senza filtri, la complessità e le difficoltà che caratterizzano la vita quotidiana dei kenyani.

L’impatto sui giovani e i programmi di formazione a Ongata Rongai

 

Peter, quali cambiamenti concreti hai visto negli ultimi anni tra i giovani di Ongata Rongai, in termini di opportunità e qualità della vita?

«Attualmente lavoriamo con giovani tra i 18 e i 30 anni. I cambiamenti che abbiamo osservato riguardano soprattutto il modo in cui hanno accolto le nostre iniziative e i nostri interventi, sia all’interno della nostra organizzazione sia grazie alla collaborazione con altri partner.

Abbiamo sostenuto molti giovani attraverso un programma di apprendistato: sono stati affiancati da formatori in competenze pratiche e sono stati guidati fino a diventare artigiani nei settori della lavorazione dei metalli, parruccheria, sartoria, ICT e meccanica dei veicoli. 98 apprendisti hanno partecipato e si sono diplomati.

Oltre alle competenze tecniche, li abbiamo inseriti in un programma di formazione VSLA (Village Savings and Loan Association), pensato per sviluppare una mentalità imprenditoriale e migliorare la loro alfabetizzazione finanziaria. Grazie a questo, molti hanno migliorato le proprie competenze e aumentato le possibilità di trovare lavoro, soprattutto nei settori tecnici.

Le VSLA non servono solo per risparmiare o investire: sono anche una rete di supporto, che aiuta i membri in caso di emergenze familiari o mediche. Questo ha migliorato la loro qualità di vita.»

Nel primo articolo avevamo evidenziato come la giovane popolazione rappresenti un potenziale straordinario; Peter ci ricorda che, senza un’educazione adeguata, questo potenziale rischia di non trasformarsi mai in opportunità concrete.

Il ruolo dell’istruzione e l’accesso alle opportunità scolastiche

 

E l’accesso all’istruzione e alle borse di studio, porta davvero a migliori opportunità lavorative? Quante persone riescono davvero a beneficiarne?

«Sì, lo fa davvero e lo vediamo chiaramente da due prospettive.

La prima riguarda la differenza tra studenti delle scuole pubbliche e quelli delle scuole private sponsorizzate. Le scuole pubbliche sono spesso sovraffollate, poco attrezzate, con classi composte anche da 100 studenti. Questo porta a una qualità dell’istruzione molto bassa e impedisce di individuare e sviluppare i talenti dei ragazzi. Quando si perde questa finestra di crescita, i giovani non acquisiscono competenze sufficienti per competere nel mercato del lavoro e finiscono spesso in lavori non qualificati o saltuari.

La seconda riguarda gli studenti che beneficiano di borse di studio in scuole private ben attrezzate, con un adeguato supporto psicologico e familiare. Questi studenti tendono a ottenere risultati migliori, spesso superiori ai loro compagni più abbienti. Raggiungono voti che permettono loro di accedere all’istruzione terziaria, migliorando così le prospettive di lavoro e di vita.

Un esempio concreto sono i 98 apprendisti del nostro programma: 20 hanno avviato un’attività propria, mentre molti altri lavorano stabilmente nel settore in cui si sono formati.

Tuttavia, queste opportunità restano limitate a un piccolo gruppo, principalmente per motivi economici. Mantenere un bambino a scuola, soprattutto nella scuola secondaria, richiede fondi significativi. Inoltre, per aumentare la frequenza scolastica servirebbero interventi come i programmi alimentari per i più piccoli.

Ci sono anche limiti interni: ad esempio, scegliamo di sostenere un solo bambino per famiglia e ci concentriamo sui più piccoli, tra i 3 e i 5 anni.»

Il racconto di Peter mostra come la crescita economica non sia uniforme: mentre alcuni settori avanzano, molti giovani riescono a migliorare la propria vita sì, ma solamente grazie all’accesso a scuole migliori non a tutti accessibili.

La crisi delle piccole imprese e la tassazione in Kenya

 

La crescita economica del Kenya si riflette davvero nella vita quotidiana delle famiglie, o è concentrata nelle mani di pochi?

«Negli ultimi anni la crescita economica è rallentata. L’unico settore che ha mostrato qualche progresso è quello finanziario, trainato da investitori che speculano su strumenti finanziari.

Gli investimenti nelle piccole e medie imprese sono diminuiti, a causa principalmente dell’aumento dei costi operativi, di tasse sempre più alte, dei costi di conformità fiscale (come consulenti), con aumento dei prezzi dei beni alimentari e del costo del carburante.

Questi fattori riducono i profitti delle piccole imprese, costringendole a chiudere o a farsi assorbire da aziende più grandi.

Nelle aree rurali la situazione è ancora più difficile: mancano infrastrutture, trasporti e strutture di stoccaggio. Molti prodotti agricoli vanno persi perché non possono essere trasportati o conservati.

L’aumento delle tasse, l’estensione della tassazione ai servizi digitali, il controllo delle transazioni e l’instabilità politica hanno portato molti investitori a spostare capitali verso Paesi più stabili. Questo ha causato ulteriori perdite di posti di lavoro e una riduzione del reddito disponibile.»

Nel primo articolo avevamo parlato di settori in crescita come tecnologia, turismo e rinnovabili; Peter ci ricorda che questi progressi non compensano le difficoltà delle piccole imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia kenyana. Qui, infatti, emerge una delle incongruenze più importanti tra i dati macroeconomici e la vita quotidiana: mentre gli indicatori mostrano stabilità, la popolazione percepisce un peggioramento delle condizioni economiche.

Le barriere per il futuro dei giovani e le recenti proteste a Nairobi

 

Qual è oggi la principale barriera che impedisce ai giovani di costruirsi un futuro stabile e dignitoso?

«Le principali barriere sono tre: Mancanza di capitale per avviare e sostenere un’attività, mancanza di competenze richieste dal mercato del lavoro e assenza di un supporto psicologico e sociale.»

Queste barriere confermano ciò che avevamo già osservato: il Kenya è un Paese giovane e pieno di energia, ma senza strumenti adeguati i giovani rischiano di rimanere intrappolati in un ciclo di precarietà.

La crescita economica del Kenya migliora davvero il benessere collettivo, o è solo un dato statistico? Come la percepiscono le persone?

«Negli ultimi anni la popolarità del governo è diminuita, soprattutto a causa di leggi impopolari che non migliorano la vita delle famiglie, come l’aumento delle tasse. La corruzione e il cattivo uso dei fondi pubblici peggiorano la situazione.

I principali beneficiari della crescita sono fondamentalmente le persone ben piazzate politicamente, le grandi multinazionali e le aziende che ottengono appalti non sempre con modalità meritocratiche.

Questi gruppi riescono a proteggersi dagli shock economici, come l’aumento delle tasse o l’inflazione.

La classe media, invece, vive con redditi fissi che non vengono adeguati al costo della vita. Le piccole imprese cercano di adattarsi negoziando con i fornitori, ordinendo i costi o cambiando settore, ma questi effetti si vedono solo dopo 3 o 4 anni.»

Nella nostra intervista a Peter emerge con chiarezza un quadro che si discosta profondamente dalla narrativa della crescita economica del Paese. Le persone non percepiscono questo progresso, non ne beneficiano e, soprattutto, non sono affatto sedute in viaggio sul treno dello sviluppo.

Tornano tensione e proteste tra le strade di Nairobi

Il divario economico continua ad ampliarsi, alimentando tensioni e frustrazioni sociali che ciclicamente, sfociano in violente proteste, spesso ignorate dai media mainstream, che mettono a rischio la vita quotidiana dei civili e ne impediscono il normale svolgimento.

Proprio in queste ultime settimane il malessere diffuso si è trasformato in una nuova protesta che ha preso in ostaggio le strade di Nairobi e delle città limitrofe, come Ondata Rongai.

In questo clima di tensione che, in un certo senso, Peter ci aveva già anticipato nell’intervista di metà aprile, siamo vicini alle persone che stanno vivendo questo nuovo momento di alta tensione e alla nostra collaboratrice sul campo, che dal compound delle Evangelising Sisters of Mary sta vivendo in prima persona questi giorni di chiusura.

Nel prossimo articolo vi aggiorneremo su ciò che sta accadendo in queste settimane ad Ongata e nella capitale. Nel frattempo, come sempre diteci la vostra in merito a quanto visto della situazione socio‑economica del Kenya attraverso gli occhi di Peter. Avete storie di vita diverse da raccontarci?

Scriveteci su newsletter.giacomogiacomo@gmail.com

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