2 Gennaio

Grazie Anastasia

Vivere il campo in costante meditazione è qualcosa di molto interessante. Osservare i volti, i gesti e le voci di questa parte di umanità che nel silenzio della loro vita si apre a noi fa riflettere molto. Noi chiusi nella nostra quotidianità dovremmo aprirci all’amore, all’umiltà, alla vita. Bangladesh è una parabola della nostra storia nella quale una moltitudine di voci si mischia in un frastuono di vite.
Odori acri ed immensi sorrisi sono solo una parte di questo mondo. È paradossale come l’indifferenza di molti del luogo venga compensata dalla voglia di condividere ed amare di persone venute oltre mare. Centinaia di bambini che ti avvolgono fra le loro braccia e ti chiedono una carezza, un sorriso... uno sguardo dolce. Madri che con fare indifferente abbandonano la vita di un loro figlio. Come può l’umanità tutta ignorare il loro grido? Come possiamo noi, ultimi degli ultimi, ignorare chi è già ignorato da tutti? Sguainate la spada del vostro amore e gettatevi nel vuoto, nel profondo della vita di chi lotta in silenzio. Osate, alzate la voce, siate come Anastasia che ha deciso di prendere in mano la vita del figlio che perso tra alcol e droghe stava seguendo una strada volta alla confusione.
Aprite le vostre orecchie ed ascoltate la voce di ogni sguardo.
Amate immensamente.

Roger

Questa sera ho voglia di raccontare

io la mia esperienza al campo.
Inizio dicendo che è la prima volta che faccio volontariato e devo dire che nonostante la fatica, emotiva soprattutto, sono molto contenta.
Una cosa che tengo a dire è che sono venuta a conoscenza dell’associazione giacomogiacomo grazie ad un mio caro amico che è qui con me, è una vita che desidero partire ma un po’ per paura un po’ per pigrizia non mi sono mai mossa... sappiate che fare un esperienza del genere è alla portata di tutti e se ne sentite il desiderio e la necessità, partite.
Sono partita da casa pensando di trovare risposta a molte domande ed ora mi ritrovo qui con ancora più domande di prima ma questo ho scoperto essere un bene, dove ci sono domande c’è crescita.
Sono stata messa nel gruppo che fa servizio a Kariobangi con le Charity Sisters la mattina e il pomeriggio invece andiamo alla scuola di San Martin per far giocare i bambini.
La mattina sto con i bambini disabili, gli teniamo compagnia, aiutiamo le suore in quello che ci dicono di fare, teniamo la mano ai bambini e gli diamo da mangiare... il primo impatto con questa realta è stato forte, non sapevo se ne sarei stata all’altezza, mi chiedevo dov’era Dio in mezzo a tutta questa miseria e il primo giorno non l’ho trovato.
Il giorno dopo però, al secondo servizio, l’ho trovato nel sorriso e nelle espressioni di un bambino al quale mi sono affezionata particolarmente che nonostante sia cieco e disabile mi sorrideva, ci siamo ritrovati nel calore degli abbracci e nel solletico sotto ai piedi. Ho trovato umanità, in lui, nelle suore, nel mettersi al servizio di altri con la consapevolezza che non si cambia il mondo ma siamo solo delle gocce d’acqua ma alla fine il mare è formato proprio da queste.
Durante una predica di padre Maurizio mi è arrivata una sberla, una sberla emotiva, di quelle che ti fanno ridimensionare ed aprire gli occhi...
“per aiutare qualcuno bisogna che impariamo ad ascoltare quello che l’altro ci chiede e non dare quello di cui crediamo l’altro abbia bisogno”.
Ecco questa per me è stata una crescita enorme e l’ho messa come punto cardine di tutta questa esperienza e spero della mia vita, anche una volta rientrata a casa.
Quando abbiamo fatto la visita ad alcune famiglie della baraccopoli ho cercato di non pensare a cosa io credessi avessero bisogno ecc... ma ad ascoltare le loro parole e i loro racconti.
Sono infinitamente grata alla Onlus che mi ha dato la possibilità di partecipare e sono felice di fare un po’ parte di questo progetto che vedo essere concreto e che da modo a molti bambini e donne di crescere, studiare ed imparare dei mestieri.
Un’altro aspetto che mi ha dato forza per affrontare quest’esperienza è la condivisione con i miei compagni e la vita di comunità.
Li ringrazio tutti per quello che mi hanno insegnato e per questi momenti condivisi insieme.

Michela

#tukopamoja

Carlo Mangiafesta

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