dodici. l’ultimo – kumi na mbili. ya mwisho

Blog 6-01-2018

Inizia molto presto l’ultima giornata dei wazungu, è tutto pronto per le “olimpiadi della savana”, una giornata di giochi e divertimento per i bimbi di Bangladesh organizzata nel compaund delle sisters.
Si comincia con il solito big circle di canti e balli animati e si procede con la suddivisone in squadre con tanto di inno di battaglia e coreografia, la mattinata di giochi si conclude con il pranzo tutti insieme sotto l’albero di mango e grandi sorrisi inseguendo bolle di sapone. Il pullmino deve riportare i bimbi in baraccopoli e gli ultimi abbracci sono faticosi, il desiderio di rivedersi è troppo forte e nel cuore dei nostri wazungu si trasforma presto in una promessa da mantenere l’anno prossimo.

Cala la sera ed ecco un nuovo cerchio, questa volta più piccolo, nella cappelletta delle sisters, si aprono i cuori, provando a dare forma con le parole alle emozioni di questi giorni…

 

E’ andato tutto alla grande, nonostante le difficoltà iniziali, sono state fatte cose bellissime. Sono onorato per la fiducia che mi è stata riposta. In valigia mi riporto tutti voi, GRAZIE!

Bello approfondire amicizie e scoprirne delle altre, senza stress e tensioni. Disintossichiamoci un po’ dai cellulari, ci fa bene! Ho capito l’importanza di apprezzare quello che abbiamo e la capacità di saper ascoltare. In valigia mi porto il proposito di poter essere e far felice con i piccoli gesti.

Mi sento riempito, la coesione di gruppo ci ha fatto stare bene ed in armonia. C’è un po’di rammarico per alcune attività lasciate a metà, ma questo sarà solo un incentivo per riprovarci con più grinta. Mi sono messo in gioco veramente. Porto in valigia il valore delle relazioni autentiche che ho creato in questo posto.

Mi sento bene, in uno stato di serenità che un po’ mi mancava. Abbiamo fatto un lavoro bello e gratificante, i bambini insegnano. Questa esperienza non deve finire qui, ma va vissuta come trampolino di lancio per la vita. Mi porto in valigia una grande carica, la scoperta di nuove amicizie ed il consolidamento di quelle vecchie.

Ho bisogno di tempo per carburare le emozioni ma il campo è stato positivo, sono più sicuro di me, devo fare strada per aprirmi al mondo, alla vita, all’amore. Mi porto in valigia uno spirito nuovo e positivo, ed una grande voglia di tornare qui per fare ancora meglio.

Un’ esperienza bellissima per parlare ed avere relazioni esclusive con le persone, perché la relazione umana è fondamentale anche quando pensiamo di non averne bisogno. Grazie per questi piccoli incontri profondi: “ero straniero e mi avete accolto”. Porto con me la capacità di pensare meglio per vedere meglio.

Non ero così felice da tanto tempo, ho più consapevolezza, energia e forza. Abbiamo fatto un percorso coesi ed uniti che mi ha dato ancora più consapevolezza delle persone speciali che fanno parte della mia vita. Nella valigia porto una gran voglia di tornare qui ed un cuore nuovo.

 Mi preoccupa un po’ la routine che mi aspetta, ma sono ricaricato perché il campo è stato bellissimo, a volte sembro distaccato ma poi le emozioni arrivano tutte insieme e mi travolgono. Ricordo ogni cosa che ci siamo detti nelle condivisioni senza filtri della sera. Mi porto in valigia la vostra verità, la sensazione appagante di non sentirsi giudicato e il coraggio di saper fare delle scelte.

Qui si impara ad ascoltare, sentire capire e metabolizzare, a fare un viaggio profondo nell’interiorità per dipingere il mondo in modo meraviglioso, imprevedibile e diversificato così com’è ciascun componente del nostro gruppo: siamo pezzi sparsi di un puzzle che prende forma con la parola fiducia. Metto in valigia il lavoro con i social workers e un pezzo di ognuno dei miei compagni che raccontandosi e in tutte le loro manifestazioni diverse e a tratti imprevedibili mi hanno dato spunti di crescita. Ora sta a me metabolizzare e capire quanto vissuto.

Il campo è stato una vera bomba, sebbene fossi partito un po’ abbattuto, mi ha dato molto di più di quello che mi aspettassi, avevo bisogno di vivere un percorso personalissimo e di condividerlo con pochi intimi, ma ringrazio in maniera sentita ciascuno di voi. Porto nella mia valigia il proposito di approfondire alcuni rapporti in modo più autentico.

Ero in tensione per queste nuove attività, ma ci siamo coordinati bene anche con variazioni di programma improvvisate. Sono felice di come è andata, non mi sono risparmiata un attimo, mi sono fatta rompere le ossa dalla mia Africa. Porto in valigia un rinnovato senso di stupore per una terra tanto contraddittoria, un grazie sincero per dei legami unici che mi porto dentro.

Quest’anno è stato un salto nel vuoto sia al campo che fuori per i nuovi ruoli che ho deciso di intraprendere con entusiasmo perché nel TUKO PAMOJA ci credo veramente. Bangla è come una famiglia concetto che rivedo anche qui tra noi, in cui riconosco dei genitori e dei fratelli. Nella mia valigia porto la voglia di trasmettere qualcosa di concreto e non più solo conforto, voglio cominciare a restituire tutto quello che ho ricevuto.

Questi giorni sono volati, ma li ho vissuti con un’intensità unica. Ho intessuto rapporti che non pensavo, ho seminato ed ora è il momento di coltivare. Mi porto i vostri gesti, le nuove amicizie ed il proposito di stare più attento ai dettagli e non dare nulla per scontato.

Sono partita un po’ da dietro le quinte limitandomi ad osservare e a seguire; poi mi sono lasciata travolgere dalle emozioni, mi sono cimentata in cose che ho sempre vissuto come barriere ed oggi mi sento più rilassata e fiduciosa, interiormente qualcosa è cambiato. Porto con me la forza del potere di squadra, la speranza di intensificare alcuni rapporti e la gratitudine perché qui ho concretizzato la possibilità di una lettura autentica del Vangelo.

Ho avuto tanti dubbi ed anche qualche paura prima di partire, ma è bastato prendere la prima mano di un bimbo di Bangla e tutto mi è sembrato naturale. Ho fatto tante domande e mi sono arricchita dalle nostre condivisioni perché credo nell’energia tra le persone. Porto in valigia occhi nuovi e la voglia di conoscermi da capo, voglio che questo privilegio che ho avuto mi aiuti a dare il massimo anche una volta tornata.

Sono partito scarico a causa dei bivi della mia vita, ma torno carico perché qui ho trovato coesione e fiducia. Sono felice di aver condiviso qualcosa di me o di voi. Siete tutte persone in percorso che si mettono in gioco, continuate a farlo senza prendere scorciatoie, continuate a credere nei vostri progetti. In valigia mi porto un grande grazie per i vostri carismi e per la serenità che mi avete trasmesso.

Non sapevo a cosa stessi andando incontro, lo sto ancora metabolizzando, ma ho visto e ho vissuto, sono andata a scavare dentro me stessa e mi sento profondamente grata alle persone del posto che hanno scelto di condividere con me le loro storie. Grazie per la vostra forza di gruppo, ho cercato di comunicarlo anche durante le visite alle famiglie. In valigia mi porto sorrisi, sguardi, forza e volontà per trovare il bello delle cose. Oggi mi sento un po’ re magio un po’ stella cometa.

È stato un anno intenso che mi ha riportato qui attraverso un percorso anomalo: pensavo di dare invece ho ricevuto, nuovamente! Sono felice di aver trovato l’esempio di una chiesa in uscita in cui credo moltissimo. I piccoli di Bangladesh sono la mia stella cometa che brillano della luce riflessa di un sole che nonostante tutto sorride e allarga le braccia. Mi trovo in un cammino diverso dalla maggior parte di voi ma mi piace farmi provocare dalle irrazionalità e da certi cuori, per questo in valigia porto il desiderio di ripassare da qui in compagnia del cuore che batte affianco al mio.

Se penso al ritorno ho un po’ di incertezze, ma questo Campo è stato bellissimo! Non mi aspettavo di poter ricevere così tanto, vi ringrazio perché non mi capita spesso di trovarmi subito a mio agio. Nella valigia c’è malinconia insieme alla voglia di fare qualcosa di concreto, mi porto molto affetto da dare, punti di vista diversi e la voglia di apprezzare le cose quotidiane.

“Imparerò a guardare il mondo con gli occhi trasparenti di un bambino”, recita un canto ed èquello che ho provato a fare qui, guidata dagli occhi dei bambini. Mi sento cresciuta come persona e soprattutto spiritualmente: qui ho sentito e visto il Signore. In valigia mi porto un grande grazie per i nuovi rapporti creati, tanta energia, consapevolezza e maturità.

Ho avuto dubbi fino all’ultimo ma mi sono affidato! Questa esperienza la definisco “in salita”, salita come crescita e come la difficoltà che ci vuole ad andare oltre le cose, qui ho ricevuto grandi esempi a livello personale e umano. In valigia mi porto il ricordo dei bimbi di Bangla che gridano il nostro nome e la consapevolezza di far parte di una bella squadra.

Il mio obiettivo di quest’anno era delegare ed ha funzionato! Ringrazio i ragazzi che mi hanno permesso di vivere un’esperienza nuova! Mi è mancata la pratica condivisone della giornata ma sto cercando di investire sulla concretezza. Io in valigia ci ho messo i progetti, la carica e tanta voglia di fare. E in più voglio farvi un augurio: lasciate una porta aperta al vostro cuore, che questa non sia una parentesi, abbiamo avuto questa opportunità e non possiamo tacere.

 

Il pullman per l’aeroporto li aspetta, i wazungu mettono le ultime cose nelle valige che oggi sono molto più cariche dell’andata! Jambo Africa!

Ps: Le iscrizioni per il Campo 2018-2019 sono aperte

 

To be continued…

#TukoPamoja's circle

 

 

 

 

Alberta Vicario

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