uno – moja

Il Nostro campo inizia la mattina del 25 Dicembre (ancora col cenone sul groppone) e pensando al pranzo che avremmo saltato ci siamo messi in fila per il Check In e abbiamo imbarcato i bagagli… non tutti però!  Nonostante fosse trascorsa neanche mezz’oretta già il compagno di viaggio Lorenzo rischiava di non partire (causa  vicina data della scadenza del passaporto). Ma grazie a Dio (da verificare) Lorenzo è riuscito a partire.

Primo volo ore 13:30 , un film muto in bianco e nero sul display dell’ aereo e tanti cuscini e coperte negli zaini…
Arrivati al Cairo ci siamo messi in fila per nuovi controlli e ci siamo diretti verso il gate: il Volo faceva 20 minuti di ritardo, che abbiamo risolto con una settimana enigmistica che ha coinvolto perfino una donna Araba e una Africana.
Preso il volo verso Nairobi, ci siamo fatti dei bei sonnellini.
Ore 4:30 AM arrivati a Nairobi siamo stati accolti dalle sister e dal ridipinto Pullman Giallo di Peter che ci ha portati sani e salvi al Compound.
Sfatte le Valigie ci siamo buttati nella Giacomo Hall per una Mega Colazione.
Finalmente, a stomaco pieno, abbiamo incominciato a sistemare il materiale dei nostri splendidi donatori.
E dopo un giro del Compound delle Evangelizing Sisters Of Mary siamo finiti a Kware, lo slum più grande della frazione di Ongata Rongai,  per assaggiare lo spirito del campo (e un po’ troppo sole). Poi dopo un lauto pasto (a base di Chapati e altro) il meritato riposo.
Al risveglio ci siamo divisi tra le attività di quest’ anno: Animazione, Costruzione delle Baracche, Orti Nei Sacchi o “Sacchi negli orti” (come piace dire a Gabbo) e poi dritti a cena.
Domani ci aspetta il primo vero giorno di Campo: per adesso tutti a fare animazione 😀 !!!

Gabbo e Francesco 
#TukoPamoja

 

Alberta Vicario

2 Comments

  1. Cecilia
    27 Dicembre 2017
    Rispondi

    Buona avventura amici! Vi abbraccio con il cuore. Cilla

  2. Guido
    26 Dicembre 2017
    Rispondi

    Mi sono perso il “siku moja” (giorno uno!) ma non voglio perdermi il “siku mbili”. Le vostre parole sono, per chi ha vissuto in prima persona quei luoghi, un ritratto di un’Africa che è un pensiero mai abbandonato, un’emozione pulsante, quasi una preghiera. Luoghi affollati e rumorosi che d’un tratto si fanno colmi di silenzi infiniti, incorniciati da tramonti con un cielo che si vede di più: limpido, nitido e brillante! Non posso aspettare… arrivo! (P.S . ma quel “greve” di Gabbo mica si occuperà si “sacchi negli orti” nè?!?!?!?!?!?!)

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.