Nairobi 2016/17: breaking news – Day 10

Per tanto tempo ho guardato in alto, per tanto tempo ho anche evitato di guardare sia intorno a me che dentro di me. Avevo paura di non riuscire a capire e gestire quello che mi circondava, perché sentivo che c’erano tante cose che non volevo vedere, probabilmente per timore.

Poi sono venuta la prima volta qui in Africa, e per me è cominciata una nuova strada. Ho visto, ho toccato, ho sentito una realtà che avevo solo visto e sentito in televisione.
Ho visto una vita diversa, una vita che non dovrebbe essere vissuta in quelle condizioni, una vita che da bianca, ricca ed europea, non consideravo vita.

Poi ho toccato. Ho toccato le lamiere delle baracche, ho toccato la terra dove questa vita scorre, mi sono fatta travolgere da infinite mani, da innumerevoli voci e da sorrisi veri, spontanei.

Alla fine ho preso coraggio e ho fatto una cosa per me difficile: ho sentito. Il dolore, la desolazione, l’imbarazzo per una vita difficile da sostenere. La forza, l’orgoglio, l’umiltà nell’adattarsi alla realtà cercando di viverla al meglio. Riflettevo su quello che più mi ha colpito di questo popolo. Queste persone hanno un senso della comunità, dell’aiuto reciproco che noi ci sogniamo… E che io personalmente invidio. Una frase che nella mia testa mi ha sempre aiutato a riflettere si questo, non so se e da dove l’ho presa,  è: “io non ho niente, ma il mio niente lo condivido con te.”

La famiglia è un altra caratteristica, per me fondamentale che accomuna questa gente. Avendo un fratello gemello mi ha colpito il senso di protezione che i più grandi hanno verso i più piccoli, senso che io trovo strabiliante.

La donna è quella che porta avanti la baracca, nel vero senso della parola. In questo paese le cose funzionano al contrario, non è l’uomo che porta i soldi a casa, modello a cui forse siamo stati abituati, ma è la donna che gestisce tutto. Anche in situazioni pesanti, in cui io non avrei la voglia nemmeno di alzarmi dal letto, loro riescono con una forza ammirevole a non mandare tutto al diavolo. Le ammiro, e sono fiera di essere DONNA.

La prima volta che sono stata qui ho conosciuto questo mondo, e sono rimasta senza fiato dallo stupore, perché quello che avevo sentito dire certo era vero, ma era molto peggio e molto meglio di quello che ho trovato. Tornata a casa ho capito che è difficile trasmettere tutto questo a chi non c’è stato, a chi non ha visto, a chi non ha sentito… Poi quest anno sono partita di nuovo, ma è stato un ritorno non una partenza. Un ritorno alla scoperta di questo paese, alla voglia di sentire il cuore delle persone, un ritorno alle origini.

Volevo ringraziarvi, ringraziarmi. Voglio ringraziare me stessa perché se oggi sono qui è solo grazie alla mia volontà. Chi mi è stato vicino lo sa, un anno fa pensavo che non ce l’avrei fatta a tornare, ho avuto paura che non avrei ritrovato quella che sono oggi. E invece  da tutto si esce fuori, passetto dopo passetto. Volevo ringraziare voi, perché come in tutte le comunità si cresce insieme e si scoprono dinamiche con cui magari si fa fatica a fare i conti. Volevo ringraziarvi per i vostri sorrisi sinceri, per i vostri abbracci sentiti a me tanto cari, per le vostre confidenze sussurrate. Vi ringrazio per la vostra, la nostra forza perché mi sento a casa… Nel bene e nel male.

Cilla

#TukoPamoja

Alberta Vicario

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