Naurobi 2016/17: breaking news – Day 13

È arrivato l’ultimo giorno, il grande saluto con questa realtà, questa gente, questi odori, questi sapori e queste emozioni…
Per me era la prima volta in un campo del genere, prima di partire pensavo di “sapere” a cosa stavo andando incontro, avendo vissuto affianco alle persone che in tutti questi anni

sono venute qui, ma è bastato il primo giorno di servizio a farmi realizzare che finché non sei qui, fisicamente e mentalmente, non capirai mai questa realtà. Devo dire che ancora ora non ho le idee molto chiare, anzi forse più confuse di prima. Per fortuna!
Di tutto ciò che ho visto e vissuto, quello che mi ha fatto riflettere maggiormente, forse perché mi ha messo più in difficoltà, non è stato vedere la felicità incondizionata dei bambini appena arrivavamo alla baraccopoli, l’amore per Dio, il loro senso di comunità, ma è stato realizzare che siamo tutti uguali nel bene, ma soprattutto nel male.
La loro pigrizia, il menefreghismo degli uomini rispetto alle donne, l’avidità, l’egoismo, l’aggressività e la mancanza di rispetto… anche nei più piccoli.
Tutto il mondo è paese, anche nelle baraccopoli delle periferie di Nairobi!

Che questo mi aiuti, ci aiuti, a diventare sempre più coerenti con noi stessi per poter tornare qui e dare un esempio spontaneo, senza architetture, che forse è l’unica cosa che conta!
Valentina


“Lord, you got me, here I am” queste le parole delle novizie, pronunciate durante la cerimonia piu significativa della loro vita: il matrimonio con Dio. Cerimonia sprigionante energia e forza. Tutto il rito è costantemente accompagnato da grida, canti balli movimentati e mille battiti di mani che risuonano in tutta la chiesa coinvolgendo tutti noi ‘wazungu’.

Rifletto su queste parole. Esse esprimono, volendo, ciò che questo viaggio può significare: Affidarsi. Affidarsi ad un bambino mostrando il proprio lato piu ingenuo e puro senza pensarci troppo; affidarsi a se stessi donando il cuore alle persone che incrociano il nostro viaggio. Affidamento che mette in gioco noi stessi, in una maniera che solo in luoghi come questo si può sperimentare. Qui si allena la propria volontá, rafforzando l’animo, annullando l’io che incombe su di noi e mettendolo a disposizione dell’altro. Comprendo qui il senso vero del noi, del ‘tuko pamoja’ . Parole ripetute cosi tanto ormai dal nostro gruppo, ma mai abbastanza per poterle far entrare in tutta la loro essenza dentro chiunque le legga. Tutti insieme, sulla stessa terra, condividendo vite opposte e pur cosi altrettanto vicine. Qui purtroppo o per fortuna scopri il vero senso della sofferenza; non tanto come sentimento cosi inteso quanto come sentimento unificante, intendo dire che nonostante non si possa mai realmente capire quanto queste persone abbiano sofferto e soffrano nella loro vita, comunque si entra nel dolore altrui realizzando quanto esso possa raggiungere livelli indefiniti e ridefinendo i propri dolori rafforzando il proprio essere in funzione del prossimo. Questo e quello che può farti vedere la storia di paesi che, nello stesso tempo del nostro, si siano poi sviluppati in modo cosi diverso. Portandoti a proporzionare la tua realtà per vedere meglio.
Michela 

 

#TukoPamoja

Alberta Vicario

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