Nairobi 2016: breaking news – Day 2

I colibrì sono considerati gli uccelli più piccoli al mondo. Possono pesare anche solo due o tre grammi. Il loro cuore registra fino a seicento battiti al minuto. La frequenza più alta in tutto il regno animale.

2016-12-28-photo-00000639C’è un albero al centro del cortile dell’orfanotrofio delle suore di Madre Teresa che li ospita in quantità ed allegria. Così piccoli e con un cuore così attivo. Quasi a prepararti a chi incontrerai all’interno: i bimbi che vivono nella struttura, così piccoli e con un cuore che batte così intensamente. E fa battere il tuo. Più forte, forse per entrare in sintonia con il loro, per provare ad innalzarsi al loro livello. Al livello del loro Amore, che ti donano senza riserve.

C’è un bimbo, uno scricciolo che avrà un anno o poco più. Piange, non si calma. Lo prendi in braccio, ti accorgi che la testa e la schiena non reggono e vanno giù. Fingi di lanciarlo per aria e si apre in una risata impreziosita da piccoli grugniti. Lo prendi in giro perché sembra un facocerino. E ride ancora, pur non capendo, ma solo perché ti vede ridere. Non ti guarda negli occhi, mai, ma ti sente. Sente le carezze, sente i baci, sente le ninnananne. Ti sorride. Sbadiglia e si addormenta tra le tue braccia…russando come quel facocerino che poco prima rideva.

Dormendo sogna e di tanto in tanto si agita. E tu stai lì a tenere i suoi piccoli sogni tra le braccia. Sogni che accarezzi e che baci con tenerezza. Provi a fargli sentire quell’amore che non avrà mai perché una mamma non ce l’ha più e ti dici che non è giusto. Scende una lacrima dagli occhi che sorridono, i tuoi, illuminati di una luce nuova, quella che speri con tutte le tue forze che lo scaldi anche in questa Africa già così calda di suo.

Sogni d’oro piccolo colibrì. Che il tuo cuore possa sempre battere così forte.
Francesca

 

Oggi abbiamo cominciato le visite alle famiglie. All’inizio non ero entusiasta: avrei preferito tornare con il gruppo a giocare con i bambini dello slum (baraccopoli) che il giorno prima si erano dimostrati tanto affettuosi e eccitati all’idea di giocare con noi.

Nella prima casa non sapevamo esattamente che fare: tutto quello che avevo in mente, tutto quello che avevo pensato dire e fare è scomparso nel momento in cui abbiamo messo piede dentro la baracca. Gli odori, la puzza, il buio pesto, il caldo soffocante tra il tetto di lamiere ed il pavimento di terra. Ha cominciato a parlare la mamma; ci ha raccontato di come lei, suo marito, i suoi sei figli ed il suo nipotino di pochi mesi sono tutti sieropositivi. Di come il marito ha un lavoro occasionale e lei cerca di tirare avanti la famiglia con la bancarella di frutta nello slum. Dopo un primo momento di diffidenza, ha tanta voglia di parlare e noi di ascoltare.
Visite Bangladesh 1Continuiamo le visite. La seconda a casa di una delle volontarie che aiutano i lavoratori sociali ad individuare le famiglie con problemi nello slum. Anche lei sieropositiva, come il marito. I figli ci dice sono sani; e non chiediamo come. Nonostante ciò, ci racconta come la sua priorità è la sua comunità. Qui esiste un senso di comunità che non ho mai visto; i vicini non sono quelli che “ciao come stai” “tutto bene tu” sul portone di casa, quando capita; sono quelli che quando lei va in città a trovare il marito le tengono i figli. Sono quelli che quando i soldi sono finiti, le offrono cibo a lei e ai bambini. Sono quelli per cui lei farebbe qualsiasi cosa per aiutarli.

Le visite continuano per il resto della giornata fino a casa di Anastasia. Lei ci ha visto per strada e ci ha pregato di andare a trovarla quindi, anche se non era previsto, dirottiamo per casa sua. All’inizio è fiera di presentarci due dei suoi sei figli che si trovano la e loro ci raccontano tutto i voti che hanno preso a scuola quest’anno. Poi manda i bambini fuori e comincia a sussurrare per evitare che la sentano. Ci racconta di come sia lei che il marito sono sieropositivi. Ci racconta le sue preoccupazioni. Parla swahili, ma non c’è bisogno di aspettare la traduzione dei volontari per capire quello che sta dicendo: il suo sguardo disperato parla da sé.Bangladesh 2

Cosa mi è rimasto di più di questa giornata? Il loro sorriso, il loro sorriso costantemente stampato in faccia. La loro felicità di vivere e condividere con noi le loro vite. Il loro incredibile senso di comunità e di supporto reciproco.
Martina

#TukoPamoja

Alberta Vicario

1 Comment

  1. Nicola Tarsia
    29 Dicembre 2016
    Rispondi

    Pagina commovente, specialmente se riferita a quei poveri bambini mediorientali, congolesi e di altri Paesi privati di ogni gioia infantile, della salute e della vita.

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