…e fu notte e fu mattino. Quarto Giorno!

Non sono messaggi, non sono parole di cui non si oda il suono.
(dalle lodi Mattutine – uno dei versetti più “gettonati”)

La prima visita familiare di stamattina è stata presso “IL SARTO”. Siamo arrivati a casa sua attraverso un cunicolo stretto tra le lamiere di altre case. Casa… una stanza senza finestre in cui vive con le sue galline (credo di averne contate otto). Ci accoglie zoppicante aiutandosi con un trespolo traballante. Mi è venuto subito in mente quanto ci diceva ieri sera Marcello durante la condivisione: “Io credevo che la baraccopoli fosse quella di Via Marina, a Napoli. Che l’inferno fosse la baraccopoli di via Marina. Poi abbiamo visto Bangaradeh… e ho capito che forse l’inferno era lì. Poi siamo stati a Kariobangi. E forse l’inferno era proprio quello… poi siamo andati a Korogocho…”.
Il Sarto mi ha detto, una volta entrati in casa sua: “Aspetto solo di morire”.
Ecco: l’inferno oggi era anche a casa sua.IMG_3749
Poi abbiamo visitato una vedova. Casa dignitosissima. Vive vendendo la legna che va a comprare a kilometri di distanza. Tutti i giorni. Se non piove. Di seguito in casa di un uomo la cui casa constava di due divani, due poltrone e un tavolino al centro. Affitto alle stelle e poco spazio per vivere.
La quarta visita: “Mio marito è morto 13 anni fa e mi ha lasciato con 4 figli (hanno tutti meno di 10 anni). Dopo che mi ha lasciato sono stata per un periodo da mia sorella”. “E da quando stai qui?”. “Dal ’98”.
Andiamo anche da Anastasia: due figli suoi e due orfani accolti. Lei e il marito stanno pensando di spostare la cucina (una lamiera in più) per creare uno spazio autonomo al figlio più grande.

E poi altre visite ancora… le storie che ci raccontano potrebbero essere storie che potremmo raccogliere anche in un piccolo paese della periferia italiana. Chi inventa una vita non sua, chi ha “il male di vivere”, chi le prova tutte per dare speranza anche quando sembra non averne. Ma queste persone hanno una storia comune, diversa da qualsiasi altra già ascoltata. Sono famiglie e persone che hanno contratto l’HIV e che per questo sono state esiliate da un altro SLUM. Da un’inferno ad un altro. E la nostra visita, proprio a loro, ha un senso speciale: hai una dignità, non sei il marchio che ti ha identificato e che ti ha esiliato qui; hai il diritto di ricevere sisi wazungu (noi uomini bianchi) perchè la tua vita vale le cure e l’attenzione di cui hai bisogno.
Lì non hai tempo per la commozione o la razionalizzazione. Ci stai dentro. Poi esci sali sul pullman e li rivedi, li risenti. Ri-vedi e ri-senti.
Stefano

20131230_120638Era necessario venire in Kenia per scoprire davvero, senza poesia, che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. L’ho realizzato oggi mentre, assieme ad altri volontari e agli abitanti di Bangaradech, abbiamo dato vita a degli “orti nei sacchi”. Fra baracche disperanti e un fiume che definire fiume ce ne vuole, oggi ha visto la luce la natura, che alla fine vince sempre. Abbiamo riempito quattro sacchi da un metro di diametro con pietre al centro per il drenaggio e cariolate e cariolate di terra. Nel pomeriggio la semina. Nascono, nascono, i fiori. Nascono.
Marcello

DSCN1282Oggi primo giorno di lavoro intenso dalle Figlie della Carità. Mi sono svegliata e non ho pensato a niente in particolare. Mi preparo e vado. Jamm’ ja!
Tornati però un pensiero importante c’è: piccoli gesti, sguardi attenti, carezze inattese, presenze silenziose che dicono più di mille parole. Questo è l’amore che si percepisce nella semplicità di questi giorni.
Vincenzo e Teresa

NEWS: Innocentia è stata adottata. E’ Australiana!

P.S.
AUGURI Silvano da tutti noi!

20131230_100643 20131230_123320

Alberta Vicario

8 Comments

  1. catia giorgi
    31 Dicembre 2013
    Rispondi

    Auguri a tutti guardando le foto e leggendo i vs racconti mi vergogno di avere il cibo e un tetto per dormire ! Come si puo’ stare tranquilli e beati quando fuori ci sono occhi grandi che sanno dire Aiutami Ho fame. Mi sento impotente non sono Li’ a fare qlcosa di utile e allora sto mandando no sms di auguri ma divulgazione del sito…….Mi auguro di fare sempre del bene! Vorrei fare una manifestazione nazionale per far conoscere al mondo che ci sono le persone che si danno da fare per il prossimo e non si piangono addosso B R A V I Vi voglio bene ! ciao Stefano Catia

  2. Antonio
    31 Dicembre 2013
    Rispondi

    “Il tempo è il luogo in cui si realizza la salvezza, il luogo che Dio ci dona per conoscere noi stessi e la sua presenza, per capire cosa stiamo a fare su questa terra. Storia che Dio riempie di luce. Grazie del tempo che ci hai dato, Signore. E di quello che ci darai.” (Parola e Preghiera. Dic.2013,pag.210. SanPaolo Ed.)

    Che il 2014 rappresenti per ciascuno di noi un tempo di grazia e di salvezza.

    Buon anno !
    Antonio

  3. Daniele e Mara
    31 Dicembre 2013
    Rispondi

    Ciao a tutti!! Nel ringraziarvi per quello che fate e per le emozioni che riuscite a trasmetterci, vi diamo un grosso abbraccio e vi auguriamo un grande 2014!

    P.s. Un saluto particolare alla nostra cara Paola!!!

    Mara e Daniele

  4. cristiana
    31 Dicembre 2013
    Rispondi

    Bene, superato lo scoglio matematico per accedere al commento!alle h 14.25 del 31 dicembre ci ho messo più del solito per trovare il numero che moltiplicato 9 desse come risultato 36…ma non pensavo alle lenticchie ancora confezionate da cucinare,pensavo a “tutti voi “e mi sono distratta…mettiamola così ma è vero.Ecco, le mie parole del 31 sono buon anno a”tutti voi”,perchè leggendovi,guardandovi e vivendovi a mio modo da casa,quando ogni mattina mi alzo e prima cosa vado sul vostro blog per vedere se ci sono foto di mio figlio Gianmarco(non me ne voglia per la citazione ad personam),beh Gianmarco diventa in un attimo “tutti voi”.Ed è una cosa veramente bella.
    E per non tediarvi nella lettura di questo commento,e per ulteriore piacere/dispiacere di Giambo vi invio il mio pensiero scritto per questo capodanno.

    Anno che verrai,aspetta un attimo.
    Sto sentendo i passi dei nostri figli camminare in scarpe comode lì a Nairobi,
    altri passi accanto a loro,scarpe grandi in piedi piccoli.
    Ma non so la direzione.
    Ma più forte è il rumore di tutti i loro occhi insieme,ciglia che si chiudono
    e aprono come porte e cancelli,per fare entrare amore e uscire dolore.
    E a noi in questi giorni
    giunge solo musica dal rumore vivo delle carezze bianche sulla pelle nera e viceversa.
    E’ della mia voce che non sento l’urlo di indignazione,
    non abbastanza,
    vedo immagini tristi degli slum con gente che sorride,
    esco e vedo gente triste nelle strade dei ricchi,
    vorrei urlare ma non ci riesco.
    E allora urlo scrivendo.
    Basta parole scontate,
    basta buonismo gratuito,
    basta indifferenza.
    Tra qualche ora sarò e saremo in un nuovo anno,
    a mezzanotte urlerò ,
    la mia preghiera,
    il nome dei miei figli,
    i nomi di chi non conosco,
    ma soprattutto il mio nome ,
    urlando per esistere e cancellare la parola resistere.

    Buon anno 2014 a “tutti voi”
    cristiana

    per Gianmarco che entrerà nel 2014 due ora prima di noi,un bacio e abbraccio forte speciale da mamma,marghe, mia, mary ed ettore.
    per gabbo e kikko: stamattina sono passata da mamma laura sister ,è in buona forma e stava facendo ripetere ad Andrea il perimetro e l’area del rettangolo per poter posizionare una lunga tovaglia rossa ben centrata sul tavolo in salotto!

    Capitan Paola sister,i miei complimenti per tutto(poi al ritorno mi dirai come avete organizzato il capodanno nairobese…)take care..buon anno !

    • marcella colombati
      31 Dicembre 2013
      Rispondi

      Molti complimenti all’autrice della poesia che riassume i sentimenti di tutti. La mamma di Stefano Oliva

  5. Maporf
    31 Dicembre 2013
    Rispondi

    Quest’anno noto che siete partiti tutti scrittori, oppure è il clima a rendervi narratori fantastici? Fatto sta che le vostre riflessioni sono molto belle per noi che siamo rimasti qui e vi seguiamo con tanto affetto. Almeno per me quello che prevale però non è la “nostalgia” per Nairobi o la sana “invidia” per chi sta li, ma una grande ondata di affetto che spero vi arrivi per essere trasmessa alle persone che incontrate. In fondo quello che rimane, o almeno quello che è rimasto a me, è proprio questo sentire sempre presenti, direi dentro, le persone, i bambini, i volti, le situazioni……riuscire a portarli sempre con me, nella mia vita. E allora questo campo così come gli altri, chiunque vada, raccontato così mirabilmente in diretta, è “carburante nuovo”, rifornimento, nuova linfa per questa sintonia, per questa vicinanza che quando si è creata non muore più!
    Certo però che avere notizie di Innocenza un po’ di nostalgia la fa venire!!!!
    P.S. Per non rinunciare alla mia verve solita: riuscite a spiegarmi come ha fatto un marito morto 13 anni fa a lasciare una vedova con 4 figli che hanno tutti meno di dieci anni? Un problema di traduzione, poteri soprannaturali o il solito “Spirito Santo”?

  6. laura sister :)
    30 Dicembre 2013
    Rispondi

    adesso fatemi uno studio sul nome dello slum. secondo me si chiamava Bangladesh perchè costruito per indiani che avevano lavorato lì; poi rioccupato.
    ora voi scrivete Bangaradech. allora ho sbagliato tutto?
    fatemi sapere.

    per i miei figli mando tutti i baci del mondo, per mio nipote un po’ di più!
    vi vedo nelle foto: siete fantastici!
    Laura

  7. Ludovica
    30 Dicembre 2013
    Rispondi

    Grazie per la vostra straordinaria testimonianza!! Un abbraccio grandissimo da Londra…e un pensiero speciale x Francesco p.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.